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Cosa è la Lorica?

Cosa è la Lorica?

Per noi di Altrescarpe la Lorica rappresenta la soluzione tecnicamente ottimale per sostituire la pelle animale ed è anche quella più salubre, traspirante e compatibile per la pelle dei nostri piedi.

La cosa interessante è che l’idea di creare una pelle artificiale è nata una ventina di anni fa, proprio all’interno di una importante conceria.

Da questo si è sviluppata una ricerca scientifica e tecnologica che ha portato alla messa a punto di un processo produttivo simile a quello
conciario che si basa sulla lavorazione di microfibre non tessute che si trasformano in un materiale molto simile a quello naturale.

L’azienda Lorica, che l’ha brevettato, è l’unica a poterla produrre; si potrebbe dire che Lorica più che un materiale è un marchio ed è stato il primo, a suo tempo, ad essere commercializzato come alternativa alla pelle.

Per questo motivo la Lorica è diventata un riferimento per i consumatori che non utilizzano manufatti realizzati con materiali di provenienza animale (come, ad esempio, la maggior parte dei modelli di Altrescarpe Bioworld), ma va detto che molti nostri clienti la apprezzano anche per le particolari caratteristiche che potremmo definire più “tecniche”.

Difatti la Lorica, che si presenta liscia o scamosciata proprio come la consueta pelle, è leggera e flessibile, traspirante, resistente
all’acqua, non si strappa e dura a lungo nel tempo. E poi richiede una manutenzione semplice e si può addirittura lavare in lavatrice.

 

 

Dicevo che ha un ottimo rapporto con la pelle dei nostri piedi: difatti è stato testato in laboratori specializzati che hanno confermato che Lorica è anallergica, non sensibilizzante e non irritante“.

Per ultimo l’ambiente: nella realizzazione della Lorica non vengono utilizzati cromo nè altri metalli pesanti altamente inquinanti e dannosi.

Se vuoi ulteriori informazioni leggi questo articolo in cui trovi anche il link al sito ufficiale e all‘ingrandimento della Lorica in sezione.

 

E’ etico fare la pubblicità ad Altrescarpe Bioworld?

Lo scorso luglio nella rubrica della posta della rivista AAM Terranuova  è stata pubblicata questa lettera: “Gentile redazione, vi sembra etico promuovere su una rivista che si proclama etica un prodotto come le scarpe «Altrescarpe Bioworld», fatte di vera pelle di animale? Un cordiale saluto, G.”

Mi si scusi l’esagerazione e l’ironia, ma quando l’ho vista mi sono immedesimato in chi, leggendo, avrà visualizzato noi di Altrescarpe Bioworld intenti a scuoiare divertiti e i redattori di AAM a contare i soldoni guadagnati con la pubblicità connivente.

Devo ammetterlo: mi sono subito preoccupato che quella domanda, per come è formulata, potesse funzionare da contropubblicità per coloro che, dopo avere letto, non avrebbero potuto o voluto approfondire oltre.  Sopratutto perchè l’unica risposta pubblicata non era la mia (ho saputo della lettera a novembre), ma quella della rivista stessa tesa a perorare la scelta di fondo ed editoriale (vedi al termine dell’articolo).

Per pochi secondi ho anche pensato che chi ha scritto tentasse volutamente di metterci in cattiva luce, ma poi è prevalsa la convinzione che la signora G avesse solo intenzione di mettere in moto una discussione o, più probabile, indignarsi pubblicamente.

Peccato che non si sia presa la briga, prima di scrivere,  di guardare il sito, altrimenti si sarebbe accorta della linea in Lorica.

Trovo inoltre eccessivo che abbia usato immagini forti pur senza conoscere nulla di noi: nel 2001 abbiamo iniziato a produrre le calzature anche con materiali alternativi. E dalle 50 (cinquanta) paia in pelle artificiale del primo anno siamo ora gradualmente arrivati al 30% della produzione totale di circa 6000 paia.

L’abbiamo fatto con spirito di servizio, non perchè si delineasse un mercato, ma perchè abbiamo accolto la sollecitazione di quei consumatori che ci chiedevano un’alternativa rispettosa della loro scelta vegan. E oggi , dopo 10 anni, possiamo dire di avere dato il nostro piccolo contributo al mercato friendly-vegan?

La questione non si esaurisce qui, mi piacerebbe continuare a parlarne con la signora G. e con chiunque volesse farlo in maniera civile e costruttiva. Cosa ne pensate?

 

La risposta a G. della redazione di AAM Terranuova…

Gentile G. a, grazie per questa tua riflessione. A noi piace pensare Terra Nuova come un luogo di condivisione di idee anche molto diverse sull’etica e la sostenibilità, dal momento che ognuno di noi ha la propria storia e fa quotidianamente le proprie scelte confrontandosi con le proprie idee e quelle degli altri. All’interno di questo luogo, di questa Grande Tenda che tra rivista e sito comprende decine di migliaia di persone, ci auguriamo che ciascuno faccia il proprio percorso, che può anche iniziare dallo scegliere una scarpa conciata in modo più ecologico, per arrivare poi a una maggiore consapevolezza etica e magari approdare alla scelta vegan, come immagino sia la tua. Ma per fare questo bisogna riuscire a parlare a tutti, anche a chi vegan non è. Ed è questa la nostra scelta: fare da ponte tra chi desidera cambiare la propria vita e chi queste scelte le pratica già. Ogni questione trattata e ogni prodotto pubblicizzato può avere le proprie contraddizioni, che noi non esitiamo a sottolineare anche quando sono «scomode» (vedi riguardo alla pelle il numero di novembre 2010), proseguendo se necessario l’approfondimento in queste pagine. Ti segnaliamo che per il numero di ottobre stiamo lavorando a un’inchiesta proprio sull’impatto della produzione del cuoio. Speriamo di essere riusciti a darti una risposta esauriente.

Un cordiale saluto, la redazione

 

Le pelli di Altrescarpe n.2: pelle conciata “al vegetale”

SEGUE

La pelle utilizzata per produrre Altrescarpe Bioworld viene conciata al vegetale nel laboratorio artigianale di una famiglia spagnola  che, da 4 generazioni, lavora la pelle secondo un’antica tradizione che risale all’epoca medievale.

La pelle proviene da animali allevati per scopo alimentare in piccole aziende agricole rurali spagnole e macellati in Galizia.

La concia al vegetale inizia con un trattamento del pellame con acqua, zolfo e calcio per aprire il polo ed estrarre il pelo, poi un bagno con acqua ed estratti di mimosa e lossoterigio (tannini) e, per finire, acqua e coloranti.

I coloranti usati sono in parte di origine vegetale e in parte di derivazione industriale, ma esenti da metalli pesanti, secondo la normativa europea e non vengono fissati chimicamente.

Dopo di ciò ogni singola pelle viene sottoposta ad una serie di ingrassaggi a base di grassi vegetali ed olio di oliva, lavaggi in vasca e in botte, strizzature e asciugature.

Questo procedimento dura più di 30 giorni ed è in grado di conferire uniformità, morbidezza, flessibilità ed una struttura migliore di quella ottenuta con la concia al vegetale.

La pelle utilizzate per produrre Altrescarpe ha ottenuto la certificazione OKO TEX standard 100 che garantisce che è esente da metalli pesanti e da ogni sostanza dannosa per il contatto con la pelle umana.

Inoltre la maggior parte delle sostanze utilizzate durante la lavorazione delle pelli viene depurata e smaltita e dove possibile recuperata, lavorata e riutilizzata in altri settori.  SEGUE


Le pelli di Altrescarpe n.1: pelle conciata “al vegetale”

Le Altrescarpe Bioworld sono prodotte con materiali di origine naturale o a basso impatto ambientale e, nello specifico, le tomaie sono prodotte in pelle animale conciata al vegetale oppure in pelle non animale Lorica.

In questa sede mi soffermerò sulla linea in pelle animale conciata “al vegetale”.

La concia ha la funzione di interrompere la decomposizione organica della pelle per renderla adatta agli usi che conosciamo: abbigliamento, scarpe, borse, divani, interni di automobili etc…

Per ottenere ciò per secoli si è fatto ricorso all’uso di elementi forniti direttamente dalla natura ed al lento lavorio del tempo.

Nel secolo scorso, con l’avvento della chimica, gli elementi naturali sono stati sostituiti da sostanze di sintesi quali il cromo ed i suoi derivati: un metallo pesante altamente tossico e pericoloso.

Inizialmente i vantaggi apparvero enormi visto che il pellame conciato al cromo risultava più facilmente adattabile alle lavorazioni e, soprattutto, perchè costi e tempo si riducevano notevolmente rispetto a quanto necessario per la concia naturale.

Negli anni 70 si è però iniziato a fare i conti con i danni causati dalla lavorazione del cromo per la concia  e lo smaltimento dei residui. Questo ha portato, nel corso degli anni, ad una rigida normativa per tutelare l’ambiente, i lavoratori del settore e le popolazioni circostanti.

E notevole è stato l’impatto sulla salute degli utenti finali dei prodotti realizzati in pelle conciata col cromo: irritazioni alle vie respiratori e della pelle, dermatiti e allergie.

Fortunatamente nel frattempo qualcuno ha continuato a mantenere viva la tecnica artigianale della concia al vegetale e negli ultimi anni si assiste al rifiorire del settore grazie all’unione tra tradizione e nuove tecnologie. SEGUE