Lo scorso luglio nella rubrica della posta della rivista AAM Terranuova è stata pubblicata questa lettera: “Gentile redazione, vi sembra etico promuovere su una rivista che si proclama etica un prodotto come le scarpe «Altrescarpe Bioworld», fatte di vera pelle di animale? Un cordiale saluto, G.”
Mi si scusi l’esagerazione e l’ironia, ma quando l’ho vista mi sono immedesimato in chi, leggendo, avrà visualizzato noi di Altrescarpe Bioworld intenti a scuoiare divertiti e i redattori di AAM a contare i soldoni guadagnati con la pubblicità connivente.
Devo ammetterlo: mi sono subito preoccupato che quella domanda, per come è formulata, potesse funzionare da contropubblicità per coloro che, dopo avere letto, non avrebbero potuto o voluto approfondire oltre. Sopratutto perchè l’unica risposta pubblicata non era la mia (ho saputo della lettera a novembre), ma quella della rivista stessa tesa a perorare la scelta di fondo ed editoriale (vedi al termine dell’articolo).
Per pochi secondi ho anche pensato che chi ha scritto tentasse volutamente di metterci in cattiva luce, ma poi è prevalsa la convinzione che la signora G avesse solo intenzione di mettere in moto una discussione o, più probabile, indignarsi pubblicamente.
Peccato che non si sia presa la briga, prima di scrivere, di guardare il sito, altrimenti si sarebbe accorta della linea in Lorica.
Trovo inoltre eccessivo che abbia usato immagini forti pur senza conoscere nulla di noi: nel 2001 abbiamo iniziato a produrre le calzature anche con materiali alternativi. E dalle 50 (cinquanta) paia in pelle artificiale del primo anno siamo ora gradualmente arrivati al 30% della produzione totale di circa 6000 paia.
L’abbiamo fatto con spirito di servizio, non perchè si delineasse un mercato, ma perchè abbiamo accolto la sollecitazione di quei consumatori che ci chiedevano un’alternativa rispettosa della loro scelta vegan. E oggi , dopo 10 anni, possiamo dire di avere dato il nostro piccolo contributo al mercato friendly-vegan?
La questione non si esaurisce qui, mi piacerebbe continuare a parlarne con la signora G. e con chiunque volesse farlo in maniera civile e costruttiva. Cosa ne pensate?
La risposta a G. della redazione di AAM Terranuova…
Gentile G. a, grazie per questa tua riflessione. A noi piace pensare Terra Nuova come un luogo di condivisione di idee anche molto diverse sull’etica e la sostenibilità, dal momento che ognuno di noi ha la propria storia e fa quotidianamente le proprie scelte confrontandosi con le proprie idee e quelle degli altri. All’interno di questo luogo, di questa Grande Tenda che tra rivista e sito comprende decine di migliaia di persone, ci auguriamo che ciascuno faccia il proprio percorso, che può anche iniziare dallo scegliere una scarpa conciata in modo più ecologico, per arrivare poi a una maggiore consapevolezza etica e magari approdare alla scelta vegan, come immagino sia la tua. Ma per fare questo bisogna riuscire a parlare a tutti, anche a chi vegan non è. Ed è questa la nostra scelta: fare da ponte tra chi desidera cambiare la propria vita e chi queste scelte le pratica già. Ogni questione trattata e ogni prodotto pubblicizzato può avere le proprie contraddizioni, che noi non esitiamo a sottolineare anche quando sono «scomode» (vedi riguardo alla pelle il numero di novembre 2010), proseguendo se necessario l’approfondimento in queste pagine. Ti segnaliamo che per il numero di ottobre stiamo lavorando a un’inchiesta proprio sull’impatto della produzione del cuoio. Speriamo di essere riusciti a darti una risposta esauriente.
Un cordiale saluto, la redazione






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