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Altrescarpe sono stupende ma…

Giusto un anno fa avevo risposto qui ad una “sollecitazione” ricevuta in uno dei miei luoghi social. E’ una domanda ricorrente e voglio riproporre la mia risposta anche se, essendosi aggravata la situazione di molti, calcherei molto di più la mano sul concetto espresso nell’ultimo paragrafo.

 

“Sono stupende ma non se le possono permettere tutti… il solito discorso che chi non ha molti soldi non può essere ecologista, non può fare consumo critico, non può boicottare multinazionali, non può mettere davvero in pratica i principi che condivide. Solo questo. Per il resto credo che le vostre scarpe siano bellissime e che meritino di essere indossate. Grazie M.”

Questo è un messaggio lasciato da M. in coda al questionario su Altrescarpe e il suo sito.

Purtroppo M. non mi ha lasciato un indirizzo email per poterle rispondere direttamente quindi lo farò qui, anche perchè credo che l’argomento interessi ad altre persone e mi piacerebbe che intervenissero per ragionare insieme sulla questione.

Cara M. è innegabile: i prodotti eco-bio-equo hanno un costo superiore agli analoghi prodotti realizzati in barba ai diritti dei lavoratori coinvolti, dell’ambiente e della salute degli utilizzatori.

A volte ci sono episodi che sembrano dimostrare che si possono fare prodotti “ecologisti” a prezzi popolari, ma col tempo si scopre il trucchetto e si finisce per confermare la regola…

Ma non è degli altri che voglio parlare, ma di quel che riguarda Altrescarpe Bioworld.

Per quanto può valere detto da me, ti tranquillizzo: anche se vendiamo scarpe da oltre 100 euro nè io nè l’artigiano produttore navighiamo nell’oro, anzi, abbiamo ridotto al lumicino certi costi (di packacing, comunicazione, pubblicità) ed i ricarichi per non uscire con prezzi ancora più elevati.

Non sto ad addentrarmi su quanto influisca nella costruzione del prezzo finale avere una ditta in italia come in spagna, sopratutto se vuoi fare le cose correttamente ed eticamente.

I costi delle materie utilizzate non possiamo ridurli perchè significherebbe abbassare il livello qualitativo, anzi stiamo lottando per migliorare ulteriormente quello di suole e plantari.

Il costo della lavorazione si potrebbe abbassare, ma significherebbe trasformarlo nel lavoro a “cottimo” in cui si pressa gli operatori specializzati in pochi passaggi  per ottenere più pezzi nel minor tempo possibile. Oppure si potrebbe esternalizzare a padroncini con la bava alla bocca per i debiti dell’acquisto del macchinario o lavorare come terzisti per marchi famosi e relegare la produzione a proprio marchio ai tempi notturni o festivi.

Che è un modello d’impresa molto diffuso in italia ed in europa, ma nel laboratorio di Jesus non funziona così: si producono solo Altrescarpe Bioworld ed ogni operatore (oltre a lui 2 regolarmente assunti a tempo indeterminato) è in grado di costruire le scarpe dall’inizio alla fine ed ogni giorno realizza quello che riesce in base a parametri di tempo da “bottega da artigiano” più che da officina.

Non resta che agire sulla commercializzazione e questo riguarda me: organizzo periodicamente delle vendite di tutte le paia disponibili in quel momento in magazzino scontate del 20% per gli iscritti alla newsletter (per i quali, tra l’altro sono sempre disponibili i modelli avanzati dalla stagione precedente). E riconosco scontistiche a salire (fino al 30%) in base alla quantità ordinata per i gruppi d’acquisto solidali. Per ultimo c’è l’angolo delle occasioni che allestisco durante le fiere con sconti fino al 50% (per le paia di seconda scelta).

Lo so, lo so M., non sei ancora soddisfatta, chiedevi: come può chi non ha molti soldi fare…

Ci sono ancora due filoni di risposta, uno riguarda lo stile di vita: comprare prodotti eco e di qualità alla fine costa come comprare prodotti più scarsi. E’ classico il confronto sull’alimento bio: se ti alimenti con cibi industriali ne devi mangiare di più perchè non sei mai sazio, ingrassi e ti scompensi, ti ammali e devi pagare medici e farmaci. Alla fine c’è poca differenza.

Parlando di scarpe: una bella ti dura anni, quando si rompe la ripari; di quelle scadenti ne devi acquistare 5 in tre anni perchè si rompono, e poi ti fanno male i piedi, le gambe, la schiena, oppure ti sudano i piedi o ti viene una dermatite da contatto…

Hai tutti i tuoi motivi per non essere ancora soddisfatta, ti capisco.

E allora l’ultima risposta, che però trasformo in una domanda aperta a tutti perchè anche io sono arrabiato di questo.

La domanda è: il problema sono i prezzi dei prodotti puliti e giusti o sono la scarsa capacità d’acquisto degli stipendi riconosciuti a chi lavora, se ha un lavoro? non sarà che per potere vendere prodotti a basso prezzo questo sistema economico-politico abbatte i costi senza preoccuparsi delle conseguenze come i diritti e la qualita della vita e l’ambiente inquinato? Fino a rendere impossibile, per i consumatori più consapevoli, poter scegliere di acquistare prodotti ecologici ed equi?

Una contraddizione, un assurdo. Che ne dite?

Se non ripartiamo così. Ma così come?

Sono due mesi che non scrivo  su questo blog.

In questo periodo, oltre ad essermi riposato dal tour primaverile di fiere ed eventi in giro per l’Italia per presentare Altrescarpe Bioworld, mi sono preso del tempo per pensare a come ripartire a settembre: quali nuove strategie introdurre per farle conoscere sempre di più e commercializzarle ?

Mi spiego: a molte persone piacciono, ma per acquistarle vorrebbero provarsele e mi chiedono come possono fare.

Ci sono i rivenditori sul territorio oppure mi trovano alle fiere, ma ancora non basta perchè io non posso essere ovunque.

Inoltre la nota dolente sono gli spostamenti.

Girare da una parte all’altra della penisola con il mio furgone incide molto, per una piccola ditta come la mia, sul bilancio economico – sempre più a causa del caro benzina e del pedaggio autostradale- per non parlare dell’impatto ambientale.

Qualcuno negli ultimi mesi ha approfittato  dell’iniziativa di resa gratis per il cambio della taglia e altri l’hanno declinata a modo loro acquistando più di un paio per provarle,  con l’accordo di poter rendere senza costi quelle che non interessano ed avere il rimborso di quelle rese.

C’è qualcuno che ha qualche altra buona idea da suggerirmi? Non intendo una consulenza (si astengano i professionisti), diciamo un concorso di idee a distanza, qualche spunto, anche bizzarro, su come fare, dove andare, come essere più “presente” e in maniera più ecologica.

Chi ha qualche sasso da lanciare può commentare questo post o scivere ad info(chiocciola)altrescarpe.it

A proposito: nel frattempo Jesus, l’artigiano produttore di Altrescarpe Bioworld, ha scelto, tra le tante prove fatte, quali modelli proporre per la la prossima stagione; saranno 4/5 modelli nuovi e tra poco le presenterò.

Altrescarpe sono stupende ma…

“Sono stupende ma non se le possono permettere tutti… il solito discorso che chi non ha molti soldi non può essere ecologista, non può fare consumo critico, non può boicottare multinazionali, non può mettere davvero in pratica i principi che condivide. Solo questo. Per il resto credo che le vostre scarpe siano bellissime e che meritino di essere indossate. Grazie M.”

Questo è un messaggio lasciato da M. in coda al questionario su Altrescarpe e il suo sito.

Purtroppo M. non mi ha lasciato un indirizzo email per poterle rispondere direttamente quindi lo farò qui, anche perchè credo che l’argomento interessi ad altre persone e mi piacerebbe che intervenissero per ragionare insieme sulla questione.

Cara M. è innegabile: i prodotti eco-bio-equo hanno un costo superiore agli analoghi prodotti realizzati in barba ai diritti dei lavoratori coinvolti, dell’ambiente e della salute degli utilizzatori.

A volte ci sono episodi che sembrano dimostrare che si possono fare prodotti “ecologisti” a prezzi popolari, ma col tempo si scopre il trucchetto e si finisce per confermare la regola…

Ma non è degli altri che voglio parlare, ma di quel che riguarda Altrescarpe Bioworld.

Per quanto può valere detto da me, ti tranquillizzo: anche se vendiamo scarpe da oltre 100 euro nè io nè l’artigiano produttore navighiamo nell’oro, anzi, abbiamo ridotto al lumicino certi costi (di packacing, comunicazione, pubblicità) ed i ricarichi per non uscire con prezzi ancora più elevati.

Non sto ad addentrarmi su quanto influisca nella costruzione del prezzo finale avere una ditta in italia come in spagna, sopratutto se vuoi fare le cose correttamente ed eticamente.

I costi delle materie utilizzate non possiamo ridurli perchè significherebbe abbassare il livello qualitativo, anzi stiamo lottando per migliorare ulteriormente quello di suole e plantari.

Il costo della lavorazione si potrebbe abbassare, ma significherebbe trasformarlo nel lavoro a “cottimo” in cui si pressa gli operatori specializzati in pochi passaggi  per ottenere più pezzi nel minor tempo possibile. Oppure si potrebbe esternalizzare a padroncini con la bava alla bocca per i debiti dell’acquisto del macchinario o lavorare come terzisti per marchi famosi e relegare la produzione a proprio marchio ai tempi notturni o festivi.

Che è un modello d’impresa molto diffuso in italia ed in europa, ma nel laboratorio di Jesus non funziona così: si producono solo Altrescarpe Bioworld ed ogni operatore (oltre a lui 2 regolarmente assunti a tempo indeterminato) è in grado di costruire le scarpe dall’inizio alla fine ed ogni giorno realizza quello che riesce in base a parametri di tempo da “bottega da artigiano” più che da officina.

Non resta che agire sulla commercializzazione e questo riguarda me: organizzo periodicamente delle vendite di tutte le paia disponibili in quel momento in magazzino scontate del 20% per gli iscritti alla newsletter (per i quali, tra l’altro sono sempre disponibili i modelli avanzati dalla stagione precedente). E riconosco scontistiche a salire (fino al 30%) in base alla quantità ordinata per i gruppi d’acquisto solidali. Per ultimo c’è l’angolo delle occasioni che allestisco durante le fiere con sconti fino al 50% (per le paia di seconda scelta).

Lo so, lo so M., non sei ancora soddisfatta, chiedevi: come può chi non ha molti soldi fare…

Ci sono ancora due filoni di risposta, uno riguarda lo stile di vita: comprare prodotti eco e di qualità alla fine costa come comprare prodotti più scarsi. E’ classico il confronto sull’alimento bio: se ti alimenti con cibi industriali ne devi mangiare di più perchè non sei mai sazio, ingrassi e ti scompensi, ti ammali e devi pagare medici e farmaci. Alla fine c’è poca differenza.

Parlando di scarpe: una bella ti dura anni, quando si rompe la ripari; di quelle scadenti ne devi acquistare 5 in tre anni perchè si rompono, e poi ti fanno male i piedi, le gambe, la schiena, oppure ti sudano i piedi o ti viene una dermatite da contatto…

Hai tutti i tuoi motivi per non essere ancora soddisfatta, ti capisco.

E allora l’ultima risposta, che però trasformo in una domanda aperta a tutti perchè anche io sono arrabiato di questo.

La domanda è: il problema sono i prezzi dei prodotti puliti e giusti o sono la scarsa capacità d’acquisto degli stipendi riconosciuti a chi lavora, se ha un lavoro? non sarà che per potere vendere prodotti a basso prezzo questo sistema economico-politico abbatte i costi senza preoccuparsi delle conseguenze come i diritti e la qualita della vita e l’ambiente inquinato? Fino a rendere impossibile, per i consumatori più consapevoli, poter scegliere di acquistare prodotti ecologici ed equi?

Una contraddizione, un assurdo. Che ne dite?

Lorica, l’eco-pelle hi tech

< SEGUE

Con il termine Lorica gli antichi romani indicavano qualsiasi tipo di armatura.

Nel corso dei secoli la parola latina “lorica” ha mutato di significato e attorno al 1° secolo a.c. si usava per indicare un tipo di armatura realizzata in cuoio. Infatti l’etimologia di “loris”, nel latino arcaico, aveva significato di “cuoio”. Ma secondo, altre fonti, è stato anche il nome di una maglia in ferro indossata dai guerrieri di origine gallica (informazioni tratte da wikipedia).

Attualmente Lorica è conosciuta come il nome di una società e della sua fabbrica che è “la principale produttrice di pelle hi-tech per svariati settori: calzature da ciclismo e motociclismo, abbigliamento sportivo, contract e arredo ufficio, pelletteria e trasporti”.

Nel contempo la fabbrica Lorica è diventata un riferimento per i consumatori che non vogliono utilizzare materiali di origine animale per l’abbigliamento e oggetti di uso quotidiano, ed è questo il motivo per cui la maggior parte dei modelli di Altrescarpe Bioworld, oltre che in pelle a concia vegetale, sono realizzati anche in Lorica, sebbene molti nostri clienti la apprezzino anche per le sue caratteristiche più “tecniche”.

Ma andiamo per ordine. L’idea di creare una pelle artificiale è nato una ventina di anni fa all’interno di una importante conceria italiana con l’obiettivo di realizzare un materiale man-made a cui conferire e potenziare le stesse caratteristiche di lavorabilità, resistenza e traspirabilità della pelle animale.

Da questo si è sviluppata una ricerca scientifica e tecnologica che ha portato alla messa a punto di un processo produttivo simile a quello conciario (poi brevettato da Lorica che quindi è l’unica Azienda a poterla produrre)  che si basa sulla lavorazione di microfibre non tessute che si trasformano in un materiale molto simile a quello naturale.

Questa la presentazione da parte di Lorica stessa: “Cosa è Lorica? Lorica si presenta, allo stato grezzo, in fogli dall’aspetto molto elastico e con una soffiatura evidente: sin dalla prima analisi della sezione di Lorica al microscopio si può vedere la grande similitudine con la pelle, sebbene si tratti di un prodotto totalmente di sintesi. Si è così pensato di affiancare la tecnologia dei polimeri alla tecnologia conciaria. Si è intervenuto sul Lorica grezzo, composto da poliuretano e microfibra di poliammide, molto adatto a subire la profonda trasformazione necessaria a renderlo “vera pelle hi-tech” Lorica è stata studiata non solo per soddisfare le richieste più svariate ed esigenti del mercato attuale, ma anche per rispondere al principio della salvaguardia ambientale. I prodotti utilizzati nelle varie fasi di lavorazione di Lorica, infatti, non sono né tossici né nocivi sia per l’uomo sia per l’ambiente. Lorica è un materiale innovativo, testato a livello biomedico con ottimi risultati: le analisi effettuate in centri specializzati confermano che Lorica è un prodotto anallergico, non sensibilizzante e non irritante”.

Tutte le informazioni su Lorica che ho riportato in questo articolo le potete ritrovare sul sito ufficiale dell’azienda, su cui ho trovato anche gli ingrandimenti che potete vedere cliccando qui sotto.

Ingrandimenti della sezione di Lorica

Ingrandimenti a confronto di Lorica, pelle animale, sintetici       

                                                                                                                                                                                                                                                      SEGUE>

 

 

 

Continua la “Non rottamazione” di scarpe usate

Prosegue il progetto “Non rottamo le mie scarpe”, il circuito virtuoso per
- chi vuole passare dalle scarpe industriali ad Altrescarpe,
- chi conserva negli armadi un patrimonio di scarpe che non mette.

Hai calzature seminuove che non metti? (di qualsiasi tipo)
Hanno perduto il prezzo, non il valore: sono costate soldi, lavoro e materie prime. Fabbricarle è pesato sull’ambiente, buttarle in discarica (o peggio in un inceneritore) sarebbe un ulteriore costo ecologico.
La loro vocazione è camminare ancora.
Aiutaci ad innescare questo circuito virtuoso in quattro tappe:

1. Portane un paio presso lo stand di Altrescarpe
dove io raccolgo un paio di scarpe per ciascuno di voi (di qualsiasi tipo foggia marca o misura) purchè in buono stato.

TUTTAUNALTRAFESTA in via Mosè Bianchi a Milano dal 13 al 15 maggio
TERRA FUTURA alla Fortezza da Basso a Firenze dal 20 al 22 maggio
Altri eventi cui partecipo e di cui trovi l’elenco sul blog di altrescarpe.

2. In cambio ricevi lo sconto per un paio di Altrescarpe
comprale subito con dieci euro di sconto; oppure chiedi uno buono sconto da dieci euro per comprarle on Line sul sito www.altrescarpe.it (non più di uno a testa, da usare entro 6 settimane).

3. Io porto le scarpe raccolte al mercatino bresciano Mandacarù
che le venderà a chi apprezza il riuso e a persone per cui è preziosa l’opportunità di vestirsi in modo dignitoso con pochi euro.

4. Il ricavato finanzierà progetti nel sud del mondo
ci sono posti dove quei “pochi euro” valgono moltissimo, più del prezzo, da noi, di quelle scarpe quand’erano nuove.

Importante:
Non è un mercatino, non è uno scambio, è un circuito virtuoso in quattro tappe che funziona se ciascuno ha il suo corretto e bilanciato vantaggio: voi, io, Mandacarù e i progetti solidali; perciò non portatene più di un paio: un eccesso di offerta squilibrerebbe la catena generando ingolfamenti organizzativi e giacenze.

Alla fine quelle tue scarpe avranno creato quattro passaggi positivi e, attraverso i progetti sociali ed ambientali finanziati da Mandacarù, genereranno nuovi circuiti virtuosi.

rottamazione?

Fà La Cosa Giusta le scarpe non si rottamano, si riusano

Quest’anno veniamo a Fa’ La Cosa Giusta, a Milano in FieraMilanoCity dal 25 al 27 marzo, con un’idea quadrupla.
- per tutti quelli che vogliono passare dalle scarpe industriali ad Altrescarpe,
- per tutti gli altri che conservano negli armadi scarpe che non usano.

Hai calzature seminuove che non metti? (di qualsiasi tipo)
Hanno perduto il prezzo, non il valore: sono costate soldi, lavoro e materie prime; fabbricarle è pesato sull’ambiente, buttarle in discarica (o peggio in un inceneritore) sarebbe un ulteriore costo ecologico. La loro vocazione è camminare ancora.
Aiutaci a innescare un circuito virtuoso in quattro tappe:

  1. Portane un paio a Fa’ La Cosa Giusta
    Allo stand CF04 (Altrescarpe, sezione Critical Fashion) raccolgo un paio di scarpe per ciascuno di voi (di qualsiasi tipo foggia marca o misura) purché in buono stato.
  2. In cambio ricevi lo sconto per un paio di Altrescarpe
    Comprale subito con 10 euro di sconto; oppure chiedi uno dei 100 buoni sconto da dieci euro per comprarle on line.
    (ne diamo 33 al giorno per ciascuno dei tre giorni di fiera, non più di uno a testa, da usare sul sito www.altrescarpe.it entro il 7 maggio)
  3. Noi portiamo le scarpe raccolte al mercatino bresciano Mandacarù
    Il mercatino le venderà a chi apprezza il riuso e a persone per cui è preziosa l’opportunità di vestirsi in modo dignitoso con pochi euro.
  4. Il ricavato finanzierà progetti nel sud del mondo
    Ci sono posti dove quei “pochi euro” valgono moltissimo, più del prezzo, da noi, di quelle scarpe quand’erano nuove.
  5. Non è un mercatino, non è uno scambio,
    è un circuito virtuoso in quattro tappe che funziona se ciascuno ha il suo corretto e bilanciato vantaggio: voi, io, Mandacarù e i progetti solidali.
    Non portatene più di un paio: un eccesso di offerta squilibrerebbe la catena generando ingolfamenti organizzativi e giacenze.


Alla fine quelle tue scarpe avranno creato quattro passaggi positivi e, attraverso i progetti sociali ed ambientali finanziati da Mandacarù, genereranno nuovi circuiti virtuosi.

Per avere maggiori informazioni sulla fiera: www.falacosagiusta.org

…come calzano le Altrescarpe?

Una delle domande più frequenti che ricevo  è: “come calzano le Altrescarpe  Bioworld?” oppure “come posso essere sicura/o di scegliere la mia taglia?” ….

Sebbene in 15 mesi di vita del sito, si è reso necessario sostituire pochissime volte (il 2% delle paia vendute),  devo ammettere che acquistare calzature on line presenta la difficoltà oggettiva di non poterle provare e molti consumatori, rinunciano per evitare di ordinare la taglia non adatta.

A chi mi chiede aiuto io rispondo proponendo una tecnica per la determinazione della taglia che si basa sulla seguente tabella di comparazione e che, tra quelle provate, è quella che ha garantito la maggiore precisione.

Tabella di comparazione Altrescarpe Bioworld*:  fino a cm=taglia
22,40=35  23,00=36  23,70=37  24,40=38  25,10=39  25,80=40  26,40=41  27,20=42  27,80=43  28,50=44 29,10=45  29,70=46

E’ un sistema molto semplice che consiste nel rilevare con la massima precisione la lunghezza del piede tra la punta dell’alluce e il punto estremo del tallone, perciò ti invito a seguire le seguenti indicazioni con la massima attenzione.

Prima di procedere prendi nota che: la prova va fatta indossando una calza di medio spessore; fai la prova su entrambi i piedi e compara la misura del più lungo; e se, come a volte succede, hai il secondo dito più lungo dell’alluce, fai la prova avendo quello come riferimento.

foto 1

Ti serviranno dei fogli bianchi, la custodia di un cd (o un libro rigido), una matita e un righello (foto 1), ma soprattutto avrai bisogno di una persona che ti aiuta.

Ecco come devi fare:  a) segna il punto V  sul bordo del foglio bianco in corrispondenza con la metà del lato più corto (foto 1).

foto 2

b) posiziona il foglio con il punto V aderente alla base del muro;  c) appoggia il piede sul foglio; il piede deve essere perpendicolare al muro con la punta dell’alluce appoggiata (ma non premuta) al muro stesso e in corrispondenza del punto V (foto 2);

foto 3

d) chiedi all’aiutante di posizionare la custodia del cd perpendicolarmente al pavimento e appoggiata lievemente (ma non premuta) al tallone (foto 3) e poi di segnare con la matita la linea alla base della custodia dalla parte del tallone, dopo che tu avrai tolto il piede evitando di spostare la custodia stessa (foto 4).

foto 4

e) misura la distanza tra il punto V e la linea tracciata alla base del tallone (foto 5); f) confronta la misura in cm con la tabella di comparazione.

foto 5

Concludendo: segui le istruzioni alla lettera e per essere il più preciso possibile fatti aiutare,  se hai dei dubbi non esitare a contattarmi pubblicando qui un tuo commento oppure scrivendo a info@altrescarpe.it

*ATTENZIONE: la tabella di comparazione della nuova linea Ripneu sarà pronta a breve

La bottega di Jesus

Questo è il patio del cortile della casa di Jesus e la porta che si vede nell’angolo è l’ingresso della sua bottega da calzolaio in cui progetta e realizza le Altrescarpe Bioworld. Niente male come ambiente di lavoro, che ne dite? E’ abbastanza suggestivo? Sono certo che le sue creazioni sarebbero diverse se  fossero pensate e realizzate in un moderno e grigio capannone nella periferia di un “nonluogo” qualunque.

Entriamo: questa è una delle due stanze del laboratorio.

La prossima foto è un salto nel passato: lo stesso ambiente di lavoro, ma è il 1962, Jesus se ne sta dritto nel suo girello, attorno una dozzina di lavoratori intenti nella produzione. Il signore seduto di fronte è suo padre, anche lui figlio di un calzolaio.

Altri tempi, le cose sono un pò cambiate, ma, come allora, Jesus porta avanti la tradizione di famiglia secondo un modello produttivo artigianale che prevede un limitato uso di macchinari e conseguenti condizioni di lavoro non alienanti, umane ed ecologiche.

Il numero degli addetti si è ridotto a tre, Cristina, Arturo e Jesus,  quanto basta per fare fronte ad una produzione limitata, dalla crescita lenta e proporzionata alla domanda, l’ideale per evolvere creativamente e produrre con cura e passione nella bottega del cortile di casa .

Impronte

L’impronta economica

Il tipico paio di scarpe da 100 euro delle marche più famose (realizzato in Vietnam, India, Thailandia…) all’origine costa intorno 5-6 euro tra materiale e mano d’opera; gli altri 94 euro che escono dalle vostre tasche pagano solo marketing, intermediazioni e profitti.

Non va meglio con le scarpe economiche: la Cina in 1 anno ha venduto in Italia 156 milioni di paia a un prezzo medio di 3,42 euro a scarpa. Anche se le avete pagate solo tra i 15 e i 50 euro, è sempre molto più del loro valore e per giunta – tipicamente- vi sono durate un mese e mezzo e poi sono  finite in pattumiera: significa 8 paia all’anno, sprecando non solo almeno 300 euro/anno ma anche molta materia ed energia.

Il vero affare non è comprare scarpe da poche decine di euro, ma

  • ridurre al minimo le intermediazioni
  • scegliere scarpe durevoli.

Bioworld sono calzature artigianali di qualità, destinate a durare a lungo, e costano meno di quelle industriali delle marche pubblicizzate.

L’impronta ecologica

L’industria calzaturiera è una delle più inquinanti e molto spesso utilizza pelli che provengono da allevamenti illegali nell’Amazzonia disboscata.

La pelle utilizzata per Bioworld proviene da allevamenti spagnoli e viene conciata “al vegetale” senza l’utilizzo di cromo e altri metalli pesanti in una piccola conceria artigianale, anch’essa  spagnola.

Per i consumatori che non vogliono utilizzare elementi animali nell’abbigliamento viene utilizzata “Lorica”, la microfibra di lavorazione italiana più innovativa sia in termini di tecnologie utilizzate e prodotto ottenuto, sia in termini di salvaguardia della salute dell’uomo e dell’ambiente.

L’impronta sociale

Molte aziende calzaturiere cedono la produzione a terzisti per poter aggirare i doveri sindacali o delocalizzano le produzioni in paesi del sud del mondo per abbattere i costi ed aumentare i profitti.

Il  produttore di Bioworld non è una grande fabbrica ma un’azienda familiare spagnola di tradizione il cui titolare, Jesus Garcia, è un vero artista del design calzaturiero che disegna e costruisce personalmente le sue calzature (a mano e con semplici attrezzature meccaniche)  assieme alla sorella e ad un operaio (assunti a tempo indeterminato).

Ogni paio è un pezzo unico di alto artigianato e costa all’origine molto di più di una scarpa industriale,i prezzi accessibili a cui voi potete comprarle sono dovuti da un lato al fatto che tutto il processo di intermediazione, coi suoi costi logistici, di marketing e di profitti ad ogni passaggio, è praticamente azzerato essendoci un unico passaggio artigiano-distributore; dall’altro all’abilità del distributore nell’applicare fin dove è possibile “ l’arte di arrangiarsi” riducendo ulteriormente i costi superflui che andrebbero inevitabilmente a “pesare” sul prezzo finale del prodotto.

L’impronta dentro

Ad ogni passo, l’assetto sbagliato del corpo lascia anche un’impronta sulle ossa e sui muscoli; crea mal di schiena, mal di testa e danni permanenti allo scheletro, aumentando  il senso di fatica. Non solo ma i componenti nocivi utilizzati per la concia delle pelli vengono assorbiti dall’organismo attraverso il piede…

Il plantare di Bioworld è sagomato in modo da  ridurre l’affaticamento delle gambe e della struttura scheletrica. Il caucciù e il sughero di cui è composto il plantare, la concia vegetale delle pelli e la particolare composizione e lavorazione della microfibra non contengono residui tossici e dannosi per la salute di chi indossa le nostre scarpe.