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Bosque

Qualche giorno fa, ho parlato di Gluck, uno dei nuovi modelli di Altrescarpe Bioworld.

Quest’oggi è la volta di Bosque, uno stivaletto alto fino al polpaccio e realizzato in due materiali: pelle a concia vegetale per contenere il piede e lorica per coprire caviglia e gamba.

In realtà i materiali sono tre perchè all’interno è completamente rivestito di pelo bianco (sintetico per il momento, in attesa di trovare qualcosa di naturale).

“El bosque es porque buscaba algo natural, que recordase a motivos de hojas, vegetacion, etc….”

Questo è ciò che mi ha scritto Jesus per spiegare il nome e, in effetti, la decorazione ricorda le punte di una foglia e l’allacciatura è un cordino di pelle che scorre tra queste foglie.

Bosque è un modello femminile comodo e caldo ed è disponibile nelle taglie dal 37 al 40 e nei colori marrone e verde.

 

La bottega di Jesus

Questo è il patio del cortile della casa di Jesus e la porta che si vede nell’angolo è l’ingresso della sua bottega da calzolaio in cui progetta e realizza le Altrescarpe Bioworld. Niente male come ambiente di lavoro, che ne dite? E’ abbastanza suggestivo? Sono certo che le sue creazioni sarebbero diverse se  fossero pensate e realizzate in un moderno e grigio capannone nella periferia di un “nonluogo” qualunque.

Entriamo: questa è una delle due stanze del laboratorio.

La prossima foto è un salto nel passato: lo stesso ambiente di lavoro, ma è il 1962, Jesus se ne sta dritto nel suo girello, attorno una dozzina di lavoratori intenti nella produzione. Il signore seduto di fronte è suo padre, anche lui figlio di un calzolaio.

Altri tempi, le cose sono un pò cambiate, ma, come allora, Jesus porta avanti la tradizione di famiglia secondo un modello produttivo artigianale che prevede un limitato uso di macchinari e conseguenti condizioni di lavoro non alienanti, umane ed ecologiche.

Il numero degli addetti si è ridotto a tre, Cristina, Arturo e Jesus,  quanto basta per fare fronte ad una produzione limitata, dalla crescita lenta e proporzionata alla domanda, l’ideale per evolvere creativamente e produrre con cura e passione nella bottega del cortile di casa .

AAA Calzolaio cercasi

Calma calma, non è una ricerca di personale, ma una riflessione sul lavoro del calzolaio.

Tempo fa il “calzolaio” era colui che produceva le scarpe e ciò che realizzava era strettamente legato all’epoca, al territorio e all’ambito sociale in cui risiedeva ed operava.
Nel corso dei secoli la produzione delle calzature è passata dalla bottega artigianale alla fabbrichetta per poi approdare nei capannoni industriali e quindi il calzolaio da produttore si è trasformato in riparatore.

Fino a 20/30 anni fa le scarpe, che rappresentavano un discreto investimento rispetto al reddito della maggior parte delle famiglie, duravano parecchio e man mano che ne avevano bisogno, venivano aggiustate: suole, tacchi e messa in forma per adattarle ai piedi del famigliare o parente a cui venivano passate.
E questo non riguardava solo le famiglie povere, ma anche quelle più abbienti perchè la mentalità oltre ad essere naturalmente orientata al risparmio aveva anche un particolare “rispetto” verso tutto ciò che era stato prodotto ed acquistato.

Chi come me è stato bambino negli anni 60 si ricorderà sicuramente delle botteghe del calzolaio piene zeppe di scarpe da riparare, al punto che rischiavi di non trovare più le tue che avevi portato solo pochi giorni prima perchè erano state coperte da quelle di altri clienti giunti dopo di te; e si ricorderà anche della rigida distinzione fatta in famiglia tra scarpe per andare a scuola, scarpe per giocare e scarpe per il giorno di festa.

Negli ultimi anni i calzolai sono sempre meno e si ricorre sempre meno ai loro servizi. Questo succede sopratutto perchè la maggior parte delle calzature in circolazione hanno prezzi contenuti, vengono prodotte in paesi in cui la manodopera costa poco e  i materiali utilizzati sono di scarsa qualità, quindi una riparazione potrebbe costare anche quanto la scarpa stessa.

Questo ha avuto due effetti: ha modificato la mentalità del risparmio e del rispetto determinando i comportamenti consumistici tipici della nostra epoca, se la scarpa è rotta si butta direttamente nel cassonetto. Ha poi portato i pochi calzolai rimasti a specializzarsi nella produzione di scarpe artigianali e  su misura e alla riparazione e manutenzione delle stesse.

La bottega di Jesus, il produttore di Altrescarpe Bioworld, ha vissuto una trasformazione simile: dal nonno che produceva scarpe di diversa forma e stile per il vicinato, al padre che, avvalendosi della collaborazione di alcune decine di artigiani, si era specializzato nell’uso di materiali più “raffinati ” e provenienti da altre zone della Spagna per produrre modelli che furono diffusi nel mercato nazionale.

Per ultimo Jesus che invece di diventare un industriale della calzature, come hanno fatto molti altri figli di artigiani, ha preferito orientare la propria produzione verso materiali di alta qualità e modelli di “nicchia”.

Cioè verso calzature che sono sane per i piedi di chi le indossa, durano nel tempo e, se si guastano, si possono riparare.

Basta ovviamente trovare un calzolaio….

E’ estate, fa caldo e si suda.

E’ estate, fa caldo e si suda.

In realtà il nostro corpo suda sempre perchè attraverso questa funzione fondamentale elimina tossine e regola la temperatura interna. Ovviamente si suda di più se la temperatura esterna è maggiore oppure se svoIgiamo attività fisica.

I piedi, con le loro decine di migliaia di ghiandole sudoripare creano circa un quarto di litro di sudore al giorno.

Il sudore, che è composto al 99% di acqua e 1% di sali minerali, di per sè non ha ne colore ne odore però spesso diventa maleodorante e questo ci causa disagio che può arrivare, in alcuni casi, a “disturbare” i nostri rapporti sociali.

Sembra che questa trasformazione sia dovuta al fatto che la pelle del piede, contenuto e avvolto da calza e scarpa, a contatto col sudore inizi a inumidirsi. La mancanza d’aria agevola il proliferare di batteri e germi e questo crea odore, e, a lungo andare anche portare ad infezioni e vesciche.

Il primo consiglio per il problema del sudore dei piedi è quello di indossare calzature prodotte con materiali naturali e ad alta traspirazione.

 

Le Altrescarpe Bioworld corrispondono a queste caratteristiche: la pelle a concia vegetale e la Lorica per la tomaia e la soletta in microfibra traspirante permettono un buon ricambio d’aria; mentre il sughero del plantare isola perfettamente dal calore del pavimento.

Avere delle buone calzature è il primo passo, ma ci sono altri accorgimenti che possono essere utili per affrontare e ridurre il problema.

Uno stile di vita sano in generale è di grande aiuto: meno tossine assumiamo meno ne dobbiamo eliminare…quindi possiamo iniziare dall’interno preferendo alimenti sani. Possiamo anche aiutarci con integratori, oligoelementi ed estratti vegetali, meglio però chiedere consiglio ad un medico o, per lo meno, ad un naturopata o erborista qualificato.

A seguire:  camminare a piedi scalzi sul pavimento, nell’erba, nella sabbia o, se la stagione lo permette, nell’acqua.

Ad una regolare igiene quotidiana con saponi e deodoranti  che rispettino il naturale equilibrio della pelle possiamo abbinare bagni in acqua tiepida in cui aggiungere the (i tannini sono ottimi per eliminare gli odori) o aceto di mele o foglie di salvia e sali minerali e, alla fine del bagno, eliminare la pelle dura inumidita con una  pietra pomice.

E per i casi più difficili sarà necessario a sostanze dall’azione antibatterica ed antifungina (sempre meglio chiedere consiglio ad un dermatologo).

Le pelli di Altrescarpe n.2: pelle conciata “al vegetale”

SEGUE

La pelle utilizzata per produrre Altrescarpe Bioworld viene conciata al vegetale nel laboratorio artigianale di una famiglia spagnola  che, da 4 generazioni, lavora la pelle secondo un’antica tradizione che risale all’epoca medievale.

La pelle proviene da animali allevati per scopo alimentare in piccole aziende agricole rurali spagnole e macellati in Galizia.

La concia al vegetale inizia con un trattamento del pellame con acqua, zolfo e calcio per aprire il polo ed estrarre il pelo, poi un bagno con acqua ed estratti di mimosa e lossoterigio (tannini) e, per finire, acqua e coloranti.

I coloranti usati sono in parte di origine vegetale e in parte di derivazione industriale, ma esenti da metalli pesanti, secondo la normativa europea e non vengono fissati chimicamente.

Dopo di ciò ogni singola pelle viene sottoposta ad una serie di ingrassaggi a base di grassi vegetali ed olio di oliva, lavaggi in vasca e in botte, strizzature e asciugature.

Questo procedimento dura più di 30 giorni ed è in grado di conferire uniformità, morbidezza, flessibilità ed una struttura migliore di quella ottenuta con la concia al vegetale.

La pelle utilizzate per produrre Altrescarpe ha ottenuto la certificazione OKO TEX standard 100 che garantisce che è esente da metalli pesanti e da ogni sostanza dannosa per il contatto con la pelle umana.

Inoltre la maggior parte delle sostanze utilizzate durante la lavorazione delle pelli viene depurata e smaltita e dove possibile recuperata, lavorata e riutilizzata in altri settori.  SEGUE


Le pelli di Altrescarpe n.1: pelle conciata “al vegetale”

Le Altrescarpe Bioworld sono prodotte con materiali di origine naturale o a basso impatto ambientale e, nello specifico, le tomaie sono prodotte in pelle animale conciata al vegetale oppure in pelle non animale Lorica.

In questa sede mi soffermerò sulla linea in pelle animale conciata “al vegetale”.

La concia ha la funzione di interrompere la decomposizione organica della pelle per renderla adatta agli usi che conosciamo: abbigliamento, scarpe, borse, divani, interni di automobili etc…

Per ottenere ciò per secoli si è fatto ricorso all’uso di elementi forniti direttamente dalla natura ed al lento lavorio del tempo.

Nel secolo scorso, con l’avvento della chimica, gli elementi naturali sono stati sostituiti da sostanze di sintesi quali il cromo ed i suoi derivati: un metallo pesante altamente tossico e pericoloso.

Inizialmente i vantaggi apparvero enormi visto che il pellame conciato al cromo risultava più facilmente adattabile alle lavorazioni e, soprattutto, perchè costi e tempo si riducevano notevolmente rispetto a quanto necessario per la concia naturale.

Negli anni 70 si è però iniziato a fare i conti con i danni causati dalla lavorazione del cromo per la concia  e lo smaltimento dei residui. Questo ha portato, nel corso degli anni, ad una rigida normativa per tutelare l’ambiente, i lavoratori del settore e le popolazioni circostanti.

E notevole è stato l’impatto sulla salute degli utenti finali dei prodotti realizzati in pelle conciata col cromo: irritazioni alle vie respiratori e della pelle, dermatiti e allergie.

Fortunatamente nel frattempo qualcuno ha continuato a mantenere viva la tecnica artigianale della concia al vegetale e negli ultimi anni si assiste al rifiorire del settore grazie all’unione tra tradizione e nuove tecnologie. SEGUE