Giusto un anno fa avevo risposto qui ad una “sollecitazione” ricevuta in uno dei miei luoghi social. E’ una domanda ricorrente e voglio riproporre la mia risposta anche se, essendosi aggravata la situazione di molti, calcherei molto di più la mano sul concetto espresso nell’ultimo paragrafo.
“Sono stupende ma non se le possono permettere tutti… il solito discorso che chi non ha molti soldi non può essere ecologista, non può fare consumo critico, non può boicottare multinazionali, non può mettere davvero in pratica i principi che condivide. Solo questo. Per il resto credo che le vostre scarpe siano bellissime e che meritino di essere indossate. Grazie M.”

Questo è un messaggio lasciato da M. in coda al questionario su Altrescarpe e il suo sito.
Purtroppo M. non mi ha lasciato un indirizzo email per poterle rispondere direttamente quindi lo farò qui, anche perchè credo che l’argomento interessi ad altre persone e mi piacerebbe che intervenissero per ragionare insieme sulla questione.
Cara M. è innegabile: i prodotti eco-bio-equo hanno un costo superiore agli analoghi prodotti realizzati in barba ai diritti dei lavoratori coinvolti, dell’ambiente e della salute degli utilizzatori.
A volte ci sono episodi che sembrano dimostrare che si possono fare prodotti “ecologisti” a prezzi popolari, ma col tempo si scopre il trucchetto e si finisce per confermare la regola…
Ma non è degli altri che voglio parlare, ma di quel che riguarda Altrescarpe Bioworld.
Per quanto può valere detto da me, ti tranquillizzo: anche se vendiamo scarpe da oltre 100 euro nè io nè l’artigiano produttore navighiamo nell’oro, anzi, abbiamo ridotto al lumicino certi costi (di packacing, comunicazione, pubblicità) ed i ricarichi per non uscire con prezzi ancora più elevati.
Non sto ad addentrarmi su quanto influisca nella costruzione del prezzo finale avere una ditta in italia come in spagna, sopratutto se vuoi fare le cose correttamente ed eticamente.
I costi delle materie utilizzate non possiamo ridurli perchè significherebbe abbassare il livello qualitativo, anzi stiamo lottando per migliorare ulteriormente quello di suole e plantari.
Il costo della lavorazione si potrebbe abbassare, ma significherebbe trasformarlo nel lavoro a “cottimo” in cui si pressa gli operatori specializzati in pochi passaggi per ottenere più pezzi nel minor tempo possibile. Oppure si potrebbe esternalizzare a padroncini con la bava alla bocca per i debiti dell’acquisto del macchinario o lavorare come terzisti per marchi famosi e relegare la produzione a proprio marchio ai tempi notturni o festivi.
Che è un modello d’impresa molto diffuso in italia ed in europa, ma nel laboratorio di Jesus non funziona così: si producono solo Altrescarpe Bioworld ed ogni operatore (oltre a lui 2 regolarmente assunti a tempo indeterminato) è in grado di costruire le scarpe dall’inizio alla fine ed ogni giorno realizza quello che riesce in base a parametri di tempo da “bottega da artigiano” più che da officina.
Non resta che agire sulla commercializzazione e questo riguarda me: organizzo periodicamente delle vendite di tutte le paia disponibili in quel momento in magazzino scontate del 20% per gli iscritti alla newsletter (per i quali, tra l’altro sono sempre disponibili i modelli avanzati dalla stagione precedente). E riconosco scontistiche a salire (fino al 30%) in base alla quantità ordinata per i gruppi d’acquisto solidali. Per ultimo c’è l’angolo delle occasioni che allestisco durante le fiere con sconti fino al 50% (per le paia di seconda scelta).
Lo so, lo so M., non sei ancora soddisfatta, chiedevi: come può chi non ha molti soldi fare…
Ci sono ancora due filoni di risposta, uno riguarda lo stile di vita: comprare prodotti eco e di qualità alla fine costa come comprare prodotti più scarsi. E’ classico il confronto sull’alimento bio: se ti alimenti con cibi industriali ne devi mangiare di più perchè non sei mai sazio, ingrassi e ti scompensi, ti ammali e devi pagare medici e farmaci. Alla fine c’è poca differenza.
Parlando di scarpe: una bella ti dura anni, quando si rompe la ripari; di quelle scadenti ne devi acquistare 5 in tre anni perchè si rompono, e poi ti fanno male i piedi, le gambe, la schiena, oppure ti sudano i piedi o ti viene una dermatite da contatto…
Hai tutti i tuoi motivi per non essere ancora soddisfatta, ti capisco.
E allora l’ultima risposta, che però trasformo in una domanda aperta a tutti perchè anche io sono arrabiato di questo.
La domanda è: il problema sono i prezzi dei prodotti puliti e giusti o sono la scarsa capacità d’acquisto degli stipendi riconosciuti a chi lavora, se ha un lavoro? non sarà che per potere vendere prodotti a basso prezzo questo sistema economico-politico abbatte i costi senza preoccuparsi delle conseguenze come i diritti e la qualita della vita e l’ambiente inquinato? Fino a rendere impossibile, per i consumatori più consapevoli, poter scegliere di acquistare prodotti ecologici ed equi?
Una contraddizione, un assurdo. Che ne dite?
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