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Acquisto tranquillo con RESA GRATIS di Altrescarpe

 Ehi, vuoi acquistare il tuo bel paio di Altrescarpe Bioworld, ma temi di sbagliare la taglia?

Ecco alcuni consigli per fare un “acquisto tranquillo”

Ci sono alcuni passaggi, seguimi:

  • Rivenditori di zona, ce ne può essere uno dalle tue parti dove provare ed acquistare e, se non trovi modello o taglia, ti possono procurare il paio che desideri.
  • Segui questo blog (o iscriviti alla newsletter) per sapere se e quando vengo nella tua zona per una fiera (e se c’è da pagare un biglietto per l’ingresso contattami che te lo offro io)

E se non ci sono rivenditori o fiere nella tua città?

  • Trova la tua taglia di Altrescarpe Bioworld seguendo su questa scheda le istruzioni per misurare la lunghezza del piede e confrontarla con la tabella di comparazione cm/taglia.

E se quando le ricevi ti rendi conto che la taglia non è quella giusta? C’è RESA GRATIS*

  • Puoi fare la resa e ricevere la taglia adatta, i costi della resa e nuova spedizione sono a carico nostro*

>>>>Ma c’è di più:

  • Sei in dubbio tra due taglie? Acquista entrambi e rendi gratis quella che non tieni (e ricevi il rimborso, ovviamente)*
  • Vorresti scegliere tra 2 o più modelli? Acquistali in un unico ordine e rendi gratis quello che non tieni (e ricevi il rimborso, ovviamente)*

 

* RESA GRATIS

è un’iniziativa che ha lo scopo di permettere ad un numero maggiore di persone di conoscere ed acquistare Altrescarpe Bioworld (per ogni chiarimento info@altrescarpe.it);
prevede il rimborso dei soli costi della resa e del reinvio successivo (il costo del 1° invio – quello dell’acquisto – è sempre a carico del cliente);
è valida solo per cambio taglia non adatta,  non per cambio di modello, in quel caso i costi di resa e reinvio sono a carico del cliente;
è valida per acquisto di almeno un paio, nel caso di resa di tutte le paia acquistate il costo della resa è a carico del cliente;
consigliamo di effettuare la resa presso ufficio postale con Pacco Celere 3 dal costo di € 9,90, se il cliente sceglie altra modalità il rimborso sarà sempre di € 9,90

Altrescarpe sono stupende ma…

Giusto un anno fa avevo risposto qui ad una “sollecitazione” ricevuta in uno dei miei luoghi social. E’ una domanda ricorrente e voglio riproporre la mia risposta anche se, essendosi aggravata la situazione di molti, calcherei molto di più la mano sul concetto espresso nell’ultimo paragrafo.

 

“Sono stupende ma non se le possono permettere tutti… il solito discorso che chi non ha molti soldi non può essere ecologista, non può fare consumo critico, non può boicottare multinazionali, non può mettere davvero in pratica i principi che condivide. Solo questo. Per il resto credo che le vostre scarpe siano bellissime e che meritino di essere indossate. Grazie M.”

Questo è un messaggio lasciato da M. in coda al questionario su Altrescarpe e il suo sito.

Purtroppo M. non mi ha lasciato un indirizzo email per poterle rispondere direttamente quindi lo farò qui, anche perchè credo che l’argomento interessi ad altre persone e mi piacerebbe che intervenissero per ragionare insieme sulla questione.

Cara M. è innegabile: i prodotti eco-bio-equo hanno un costo superiore agli analoghi prodotti realizzati in barba ai diritti dei lavoratori coinvolti, dell’ambiente e della salute degli utilizzatori.

A volte ci sono episodi che sembrano dimostrare che si possono fare prodotti “ecologisti” a prezzi popolari, ma col tempo si scopre il trucchetto e si finisce per confermare la regola…

Ma non è degli altri che voglio parlare, ma di quel che riguarda Altrescarpe Bioworld.

Per quanto può valere detto da me, ti tranquillizzo: anche se vendiamo scarpe da oltre 100 euro nè io nè l’artigiano produttore navighiamo nell’oro, anzi, abbiamo ridotto al lumicino certi costi (di packacing, comunicazione, pubblicità) ed i ricarichi per non uscire con prezzi ancora più elevati.

Non sto ad addentrarmi su quanto influisca nella costruzione del prezzo finale avere una ditta in italia come in spagna, sopratutto se vuoi fare le cose correttamente ed eticamente.

I costi delle materie utilizzate non possiamo ridurli perchè significherebbe abbassare il livello qualitativo, anzi stiamo lottando per migliorare ulteriormente quello di suole e plantari.

Il costo della lavorazione si potrebbe abbassare, ma significherebbe trasformarlo nel lavoro a “cottimo” in cui si pressa gli operatori specializzati in pochi passaggi  per ottenere più pezzi nel minor tempo possibile. Oppure si potrebbe esternalizzare a padroncini con la bava alla bocca per i debiti dell’acquisto del macchinario o lavorare come terzisti per marchi famosi e relegare la produzione a proprio marchio ai tempi notturni o festivi.

Che è un modello d’impresa molto diffuso in italia ed in europa, ma nel laboratorio di Jesus non funziona così: si producono solo Altrescarpe Bioworld ed ogni operatore (oltre a lui 2 regolarmente assunti a tempo indeterminato) è in grado di costruire le scarpe dall’inizio alla fine ed ogni giorno realizza quello che riesce in base a parametri di tempo da “bottega da artigiano” più che da officina.

Non resta che agire sulla commercializzazione e questo riguarda me: organizzo periodicamente delle vendite di tutte le paia disponibili in quel momento in magazzino scontate del 20% per gli iscritti alla newsletter (per i quali, tra l’altro sono sempre disponibili i modelli avanzati dalla stagione precedente). E riconosco scontistiche a salire (fino al 30%) in base alla quantità ordinata per i gruppi d’acquisto solidali. Per ultimo c’è l’angolo delle occasioni che allestisco durante le fiere con sconti fino al 50% (per le paia di seconda scelta).

Lo so, lo so M., non sei ancora soddisfatta, chiedevi: come può chi non ha molti soldi fare…

Ci sono ancora due filoni di risposta, uno riguarda lo stile di vita: comprare prodotti eco e di qualità alla fine costa come comprare prodotti più scarsi. E’ classico il confronto sull’alimento bio: se ti alimenti con cibi industriali ne devi mangiare di più perchè non sei mai sazio, ingrassi e ti scompensi, ti ammali e devi pagare medici e farmaci. Alla fine c’è poca differenza.

Parlando di scarpe: una bella ti dura anni, quando si rompe la ripari; di quelle scadenti ne devi acquistare 5 in tre anni perchè si rompono, e poi ti fanno male i piedi, le gambe, la schiena, oppure ti sudano i piedi o ti viene una dermatite da contatto…

Hai tutti i tuoi motivi per non essere ancora soddisfatta, ti capisco.

E allora l’ultima risposta, che però trasformo in una domanda aperta a tutti perchè anche io sono arrabiato di questo.

La domanda è: il problema sono i prezzi dei prodotti puliti e giusti o sono la scarsa capacità d’acquisto degli stipendi riconosciuti a chi lavora, se ha un lavoro? non sarà che per potere vendere prodotti a basso prezzo questo sistema economico-politico abbatte i costi senza preoccuparsi delle conseguenze come i diritti e la qualita della vita e l’ambiente inquinato? Fino a rendere impossibile, per i consumatori più consapevoli, poter scegliere di acquistare prodotti ecologici ed equi?

Una contraddizione, un assurdo. Che ne dite?

E’ nata prima la Winter Square o il maglione?

Mi scrive Anonimo (si, è un amica di Altrescarpe che in internet si fa chiamare in questo modo) allegando questa foto:

“Ecco la foto delle mie Winter Square coordinate al maglione…che ne dici di questa, eh?..avete copiato voi la mia maglia? Sono favolose…comode e calde…ciaoooo”

I nuovi modelli di Altrescarpe: cerco aiuto per la descrizione

Questi sono i nuovi modelli per l’autunno-inverno della collezione Altrescarpe .

Di seguito puoi leggere una breve descrizione e vedere le foto.

Che ne dici di darmi una mano a scrivere le presentazioni dei modelli?
Si: hai presente quella frasetta che nei cataloghi accompagna l’immagine e spiega le caratteristiche estetiche e  d’uso?
Quelle che ho fatto finora (esempio di una presentazione) sul sito di Altrescarpe sono proprio da catalogo e vorrei riuscire a farne di nuove.

Inizio con queste: sono sicuro che assieme  faremo qualcosa di bello ;-)

Se ti va di aiutarmi scrivi una presentazione per ogni modello, o quello che riesci, sarà per me di grande aiuto.
Fallo commentando questo post oppure manda una mail a info@altrescarpe.it.
In cambio riceverai un buono sconto del 10% della validità di un anno da usare per i tuoi acquisti su altrescarpe.it o su altreborse.com.

 

Ophiure: questo modello qualcuno lo conosce già perchè qualche mese fa è stato protagonista di un partecipato sondaggio tra i lettori di altrescarpe.it ed è stato il più votato, come puoi vedere.
E’ disponibile nei colori verde e nero nelle taglie dal 35 al 42, al momento solo in pelle a concia vegetale, Jesus sta facendo delle prove in Lorica, ma per ora non ha ottenuto risultati soddisfacenti..

Roble: disponibile nel colore marrone nelle taglie dal 35 al 42, anche questo per ora solo in pelle.

Tennis: disponibile nel colore marrone nelle taglie dal 35 al 46  solo in Lorica

Bermeja: questo modello è il primo scarponcino della linea Ripneu e ne ha tutte le caratteristiche cioè ha la soletta piana invece del plantare sagomato in sughero; ha la pianta di media larghezza ed un tacco di 1 cm. Per ultimo la suola è prodotta in pneumatico riciclato. La versione in rosso sarà prodotta tutta in Lorica, la marrone in Lorica solo nella parte del polpaccio.

 

Il patchwork di Altrescarpe

Il patchwork o “lavoro fatto con le pezze” consiste nell’unione tramite cucitura di diverse parti di forma varia, per lo più quadrata, al fine di ottenere oggetti per la persona o la casa.

E’ una tecnica antica come il mondo che nasce dalla difficile reperibilità della materia prima e anche dal suo elevato costo che costringeva tutti, ma specialmente le classi sociali più deboli, a utilizzare ogni centimetro di materiale compresi i ritagli.

E non solo: si usava anche recuperare le parti in condizioni migliori dei capi ormai consunti per ripararne altri o per la realizzazione di nuovi.

Colore e forma creano emozioni che l’autore del patchwork manifesta attraverso l’accostamento delle pezze, dando corpo ad un’opera, che finita sara’ l’espressione di chi l’ha creata.

              

Questa è la personale interpretazione di patchwork di Jesus, l’artigiano di Altrescarpe Bioworld.

Si chiama Winter Square e lo produce assemblando gli avanzi di pelle a concia vegetale della produzione delle altre calzature.

 

 

Se non ripartiamo così. Ma così come?

Sono due mesi che non scrivo  su questo blog.

In questo periodo, oltre ad essermi riposato dal tour primaverile di fiere ed eventi in giro per l’Italia per presentare Altrescarpe Bioworld, mi sono preso del tempo per pensare a come ripartire a settembre: quali nuove strategie introdurre per farle conoscere sempre di più e commercializzarle ?

Mi spiego: a molte persone piacciono, ma per acquistarle vorrebbero provarsele e mi chiedono come possono fare.

Ci sono i rivenditori sul territorio oppure mi trovano alle fiere, ma ancora non basta perchè io non posso essere ovunque.

Inoltre la nota dolente sono gli spostamenti.

Girare da una parte all’altra della penisola con il mio furgone incide molto, per una piccola ditta come la mia, sul bilancio economico – sempre più a causa del caro benzina e del pedaggio autostradale- per non parlare dell’impatto ambientale.

Qualcuno negli ultimi mesi ha approfittato  dell’iniziativa di resa gratis per il cambio della taglia e altri l’hanno declinata a modo loro acquistando più di un paio per provarle,  con l’accordo di poter rendere senza costi quelle che non interessano ed avere il rimborso di quelle rese.

C’è qualcuno che ha qualche altra buona idea da suggerirmi? Non intendo una consulenza (si astengano i professionisti), diciamo un concorso di idee a distanza, qualche spunto, anche bizzarro, su come fare, dove andare, come essere più “presente” e in maniera più ecologica.

Chi ha qualche sasso da lanciare può commentare questo post o scivere ad info(chiocciola)altrescarpe.it

A proposito: nel frattempo Jesus, l’artigiano produttore di Altrescarpe Bioworld, ha scelto, tra le tante prove fatte, quali modelli proporre per la la prossima stagione; saranno 4/5 modelli nuovi e tra poco le presenterò.

Quale delle tre metteresti nel catalogo di Altrescarpe?

Qualche giorno fa Jesus, l’artigiano produttore di Altrescarpe Bioworld, mi ha  scritto:
“Vorrei sapere quale tra queste ti piace di più”.

E  in allegato alla mail c’erano le foto delle tre varianti del modello Flor che tu puoi vedere di seguito.

foto 1

foto 2

foto 3

Io sono un pò indeciso… che ne dici di darmi una mano a scegliere?

Puoi farlo commentando questo stesso articolo oppure scrivendo una mail a info@altrescarpe.it.

Per semplicità puoi copia-incollare le seguenti domande e scrivere di seguito la tua risposta

Quale tra i tre modelli preferisci: foto 1, foto 2, foto 3

In quale colore: 1 marrone, 2 verde, 3 nero, 4 rosso

Come lo chiameresti:

Se nessuno è di tuo gradimento, puoi spiegare il perchè

 

Nel ringraziarti ti invito a seguire gli sviluppi…

 

 

 

Venti paia di Altrescarpe al giorno: piccolo è bello e giusto?

Altrescarpe Bioworld sono ecologiche perchè non ne produco più di 20 paia al giorno…

Questo è quello che mi ha detto Jesus nel nostro incontro della prima settimana di febbraio a casa sua, in Spagna.

Non lo vedevo di persona da un anno quindi abbiamo discusso parecchio e di diversi argomenti.

Ero andato là per parlare di lavoro e fare il punto sul progetto, sopratutto in relazione della crisi economica dilagante in italia come in spagna.

Così abbiamo visto le prove dei nuovi modelli e scelto quelli che proporremo nella prossima stagione.

Io, non abbastanza soddisfatto e preso da facile entusiasmo gli ho proposto di lanciare alcuni modelli di più e una linea con una nuova forma, come fatto esattamente un anno fa con RiPneu.

Per reggere la crisi offriamo più scelta era il mio ragionamento che, in quel momento, mi sembrava logico,

A questo punto Jesus ha detto:

“La scelta fatta per i materiali di Altrescarpe Bioworld già garantisce un buon livello di ecologicità, come in ogni cosa si può fare di meglio, ovviamente. Ma anche il fatto di avere una produzione limitata e una situazione lavorativa “tradizionale” come la nostra consente di impattare meno.

Installare macchine per produrre di più, creare la struttura per realizzare altre linee comporterebbe un aumento di concentrazione produttiva che, per quanto ecocompatibile, non farebbe che aumentare l’impatto sull’ambiente.

Per questo preferisco  continuare a produrre venti paia di scarpe al giorno. E’ questo il giusto livello di sostenibilità ambientale ed economica del mio laboratorio.

Alla crisi resisteremo con la coerenza, la creatività e continuando a proporre scarpe belle, comode e che durano nel tempo, vedrai”

Voi cosa ne pensate?

 

 

Oggi rompo il ghiaccio

Oggi rompo il ghiaccio.

Era l’ora visto che l’ultimo articoletto pubblicato su questo blog risale agli ultimi giorni di dicembre.

Dapprima e’ stata una pausa necessaria per fare un pò di vacanze e per la doverosa “manutenzione” annuale della mia ditta.

Le settimane successive ho seguito i primi passi del mio nuovo progetto artigianale spagnolo www.altreborse.com.

E, per finire, la scorsa settimana sono stato in Spagna da Jesus, l’artigiano di Altrescarpe Bioworld per aggiornare la collezione ed arricchirla con i modelli nuovi (tra cui il sandaletto nella foto) da proporre per la primavera e l’estate che saranno sul sito altrescarpe.it a partire dal 12 marzo.

 

Scarpe artigianali, Jean Giono

Sul sito www.scarpe-artigianali.com ho trovato un bellissimo racconto di Jean Giono che pubblico di seguito per condividerlo con voi che seguite il blog di Altrescarpe.

Questo sito ha un blog che si chiama “scarpe e fantasia” dedicato a scarpe artigianali fatte a mano con un occhio di riguardo per la scarpa su misura. Artigianalità che spesso diventa parente stretta del lusso, come si può vedere in alcuni post che presentano marchi e aziende di quel target. Post che si alternano con articoli molto interessanti su lavorazioni delle scarpe, materiali, salute del piede e cultura artigiana in genere, cosa della quale mi complimento con loro.

E li ringrazio e anche per avermi fatto conoscere questo brano di Jean Giono.

Jean Giono è il figlio di un calzolaio ed è famoso come scrittore e pacifista.

Non credo fosse proprio così facile  essere un uomo libero che vive della propria abilità manuale a quei tempi – prima parte del secolo scorso – o forse il padre di Jean era particolarmente abile o fortunato.

Ma di certo le parole di questo brano esprimono bene quale negazione di libertà è la condizione del lavoro nei tempi attuali, ognuno costretto a ripetere ogni giorno la stessa operazione per ore e ore; ad essere l’ingranaggio di un meccanismo enorme che cambia pezzi quando si guastano o se ne trova uno più efficiente.

 

<<Mio padre era un artigiano calzolaio. Sapeva fare un paio di scarpe partendo dal rotolo di cuoio fino ad arrivare alle stringhe. [...]

Preparava da solo tutti i pezzi della scarpa e utilizzava tutti i materiali adatti a fabbricarla: cuoio, filo, pece, setole, cera, chiodi; si serviva di tutti gli attrezzi nella loro diversità.

Era l’assoluto padrone della sua vita, come un uomo degno di questo nome deve essere. Eppure vedete che mestiere umile!

Quando la città dove lavorava non gli piaceva più, se ne andava. Quando il paese dove arrivava gli piaceva, ci restava.

Voleva leggere: comperava libri. Voleva ascolate musica, la ascoltava.[...]

Se voleva mandare al diavolo il suo padrone… lo mandava al diavolo; e per farlo non aveva bisogno nè del sindacato, nè di riunirsi con diecimila operai; glielo diceva in faccia, da uomo a uomo.

Cosa doveva temere? Aveva un mestiere; era capace e sicuro di mangiare e vivere ovunque.

Dal punto di vista della cultura generale, era mille volte più colto di tutte le case della cultura.

Non lo vidi mai umiliarsi davanti a nessuno. Per tutta la vita fece quel che volle, finché arrivo la guerra.

L’artigiano calzolaio ora è diventato un operaio calzolaio. Lavora da Bata.

Sa cucire un rinforzo. Mio padre ci metteva due ore per cucire un rinforzo. L’operaio di Bata ci mette appena mezz’ora. E’ più abile di mio padre, ma sa fare soltanto questo.

Non sa fabbricare una scarpa intera. [...] Sfortunatamente per lui, nessuno al mondo ha bisogno di un rinforzo; si ha bisogno di scarpe finite.

L’operaio non può lasciare la sua sedia da Bata. Se se ne andasse, non potrebbe vivere. Non ha più un mestiere che gli dia da vivere ovunque.

E’ costretto a rimanere lì. E’ prigioniero e la sua famiglia è prigioniera. [...]

[L'artigiano] ha perduto la libertà. Il denaro lo ha assoggettato. Gli sono rimaste due cose da fare: diventare di Bata il gran padrone, e lo chiamerà successo, oppure diventare l’operaio di Bata, e lo chiamerà fallimento.

Dall’uno e dall’altro lato, avrà perduto le sue autentiche ragioni di vita.>>