Ragionare con i piedi

Qualche giorno fa ho ricevuto la newsletter della compagnia dei cammini in cui ho trovato questa riflessione in versi sui piedi.

Che è un’ode alle nostre estremità più trascurate.

Ma, dice Guido, vedere il mondo dalla parte dei piedi può essere un’altra via nella modernità tecnologica.

Buona lettura e grazie ai “camminatori”

Ragionare con i piedi

Mettiamoci dal loro punto di vista.
Loro che vedono il mondo all’incontrario.
Loro che sanno davvero com’è fatta la Terra.
Loro che ci sorreggono… e sopportano tutte le nostre stralunate fantasie.
Loro che ci portano di qua e di là, instancabili.
Si parla dell’altra faccia di noi, i piedi.

I piedi li abbiamo svalutati da tanti e tanti anni.
E pensare che il genere umano è nato camminatore.
Poi ha voluto strafare e si è lasciato incantare
dalle sirene del pensiero razionale.
Abbiamo sotto gli occhi i disastri
che l’onnipotenza della testa ha prodotto.
Il non percepire i limiti… questo è il male peggiore.

Ragionare con i piedi.

Ecco, il vantaggio maggiore di ascoltare di nuovo i piedi
è la riscoperta del senso del limite.
Più di tot distanza in tot tempo e… i piedi ci fanno male.
Ci obbligano a fermarci.
A prenderci cura di loro.
Insomma, i piedi ci ricordano
che siamo corpo vivo e dolente.
I piedi ci insegnano che senza “l’arte della cura”
non si va da nessuna parte.

Io sto con i piedi.
Da tempo ho deciso di tornare viandante.
Un unico compromesso sono disposto a considerare.
Dare ascolto a ciò che sta a metà strada
tra l’astratto pensare e il concreto camminare.
Forse il vero centro è il cuore.
Ma qui si aprirebbe un altro universo di riflessione.

Oggi mi servono i piedi.
Per riequilibrare la dittatura della mente.
Per dare un calcio a tutto ciò che è superfluo.
Per carezzare la Terra ad ogni mio passo.

 

Guido    Ulula alla Luna

da “Il Cammino” newsletter della Compagnia dei Cammini www.cammini.eu


 

Venti paia di Altrescarpe al giorno: piccolo è bello e giusto?

Altrescarpe Bioworld sono ecologiche perchè non ne produco più di 20 paia al giorno…

Questo è quello che mi ha detto Jesus nel nostro incontro della prima settimana di febbraio a casa sua, in Spagna.

Non lo vedevo di persona da un anno quindi abbiamo discusso parecchio e di diversi argomenti.

Ero andato là per parlare di lavoro e fare il punto sul progetto, sopratutto in relazione della crisi economica dilagante in italia come in spagna.

Così abbiamo visto le prove dei nuovi modelli e scelto quelli che proporremo nella prossima stagione.

Io, non abbastanza soddisfatto e preso da facile entusiasmo gli ho proposto di lanciare alcuni modelli di più e una linea con una nuova forma, come fatto esattamente un anno fa con RiPneu.

Per reggere la crisi offriamo più scelta era il mio ragionamento che, in quel momento, mi sembrava logico,

A questo punto Jesus ha detto:

“La scelta fatta per i materiali di Altrescarpe Bioworld già garantisce un buon livello di ecologicità, come in ogni cosa si può fare di meglio, ovviamente. Ma anche il fatto di avere una produzione limitata e una situazione lavorativa “tradizionale” come la nostra consente di impattare meno.

Installare macchine per produrre di più, creare la struttura per realizzare altre linee comporterebbe un aumento di concentrazione produttiva che, per quanto ecocompatibile, non farebbe che aumentare l’impatto sull’ambiente.

Per questo preferisco  continuare a produrre venti paia di scarpe al giorno. E’ questo il giusto livello di sostenibilità ambientale ed economica del mio laboratorio.

Alla crisi resisteremo con la coerenza, la creatività e continuando a proporre scarpe belle, comode e che durano nel tempo, vedrai”

Voi cosa ne pensate?

 

 

E’ etico fare la pubblicità ad Altrescarpe Bioworld?

Lo scorso luglio nella rubrica della posta della rivista AAM Terranuova  è stata pubblicata questa lettera: “Gentile redazione, vi sembra etico promuovere su una rivista che si proclama etica un prodotto come le scarpe «Altrescarpe Bioworld», fatte di vera pelle di animale? Un cordiale saluto, G.”

Mi si scusi l’esagerazione e l’ironia, ma quando l’ho vista mi sono immedesimato in chi, leggendo, avrà visualizzato noi di Altrescarpe Bioworld intenti a scuoiare divertiti e i redattori di AAM a contare i soldoni guadagnati con la pubblicità connivente.

Devo ammetterlo: mi sono subito preoccupato che quella domanda, per come è formulata, potesse funzionare da contropubblicità per coloro che, dopo avere letto, non avrebbero potuto o voluto approfondire oltre.  Sopratutto perchè l’unica risposta pubblicata non era la mia (ho saputo della lettera a novembre), ma quella della rivista stessa tesa a perorare la scelta di fondo ed editoriale (vedi al termine dell’articolo).

Per pochi secondi ho anche pensato che chi ha scritto tentasse volutamente di metterci in cattiva luce, ma poi è prevalsa la convinzione che la signora G avesse solo intenzione di mettere in moto una discussione o, più probabile, indignarsi pubblicamente.

Peccato che non si sia presa la briga, prima di scrivere,  di guardare il sito, altrimenti si sarebbe accorta della linea in Lorica.

Trovo inoltre eccessivo che abbia usato immagini forti pur senza conoscere nulla di noi: nel 2001 abbiamo iniziato a produrre le calzature anche con materiali alternativi. E dalle 50 (cinquanta) paia in pelle artificiale del primo anno siamo ora gradualmente arrivati al 30% della produzione totale di circa 6000 paia.

L’abbiamo fatto con spirito di servizio, non perchè si delineasse un mercato, ma perchè abbiamo accolto la sollecitazione di quei consumatori che ci chiedevano un’alternativa rispettosa della loro scelta vegan. E oggi , dopo 10 anni, possiamo dire di avere dato il nostro piccolo contributo al mercato friendly-vegan?

La questione non si esaurisce qui, mi piacerebbe continuare a parlarne con la signora G. e con chiunque volesse farlo in maniera civile e costruttiva. Cosa ne pensate?

 

La risposta a G. della redazione di AAM Terranuova…

Gentile G. a, grazie per questa tua riflessione. A noi piace pensare Terra Nuova come un luogo di condivisione di idee anche molto diverse sull’etica e la sostenibilità, dal momento che ognuno di noi ha la propria storia e fa quotidianamente le proprie scelte confrontandosi con le proprie idee e quelle degli altri. All’interno di questo luogo, di questa Grande Tenda che tra rivista e sito comprende decine di migliaia di persone, ci auguriamo che ciascuno faccia il proprio percorso, che può anche iniziare dallo scegliere una scarpa conciata in modo più ecologico, per arrivare poi a una maggiore consapevolezza etica e magari approdare alla scelta vegan, come immagino sia la tua. Ma per fare questo bisogna riuscire a parlare a tutti, anche a chi vegan non è. Ed è questa la nostra scelta: fare da ponte tra chi desidera cambiare la propria vita e chi queste scelte le pratica già. Ogni questione trattata e ogni prodotto pubblicizzato può avere le proprie contraddizioni, che noi non esitiamo a sottolineare anche quando sono «scomode» (vedi riguardo alla pelle il numero di novembre 2010), proseguendo se necessario l’approfondimento in queste pagine. Ti segnaliamo che per il numero di ottobre stiamo lavorando a un’inchiesta proprio sull’impatto della produzione del cuoio. Speriamo di essere riusciti a darti una risposta esauriente.

Un cordiale saluto, la redazione

 

Oggi rompo il ghiaccio

Oggi rompo il ghiaccio.

Era l’ora visto che l’ultimo articoletto pubblicato su questo blog risale agli ultimi giorni di dicembre.

Dapprima e’ stata una pausa necessaria per fare un pò di vacanze e per la doverosa “manutenzione” annuale della mia ditta.

Le settimane successive ho seguito i primi passi del mio nuovo progetto artigianale spagnolo www.altreborse.com.

E, per finire, la scorsa settimana sono stato in Spagna da Jesus, l’artigiano di Altrescarpe Bioworld per aggiornare la collezione ed arricchirla con i modelli nuovi (tra cui il sandaletto nella foto) da proporre per la primavera e l’estate che saranno sul sito altrescarpe.it a partire dal 12 marzo.

 

I rivenditori di Altrescarpe

Questo è l’elenco dei rivenditori di Altrescarpe Bioworld

EMILIA ROMAGNA

NATURALMENTE SOSTENIBILE
Borgo del Correggio 16/A PARMA Tel 0521 239257

ALTROTIPO (solo modelli in Lorica)
Via Riva Reno 76 – BOLOGNA  -  Tel 3479573525

SAVE (solo modelli in Lorica)
Via Baccarini 148 – RAVENNA  -  Tel 3384333 958


LAZIO

DIMENSIONE NATURA
Via dei Falegnami 66A ROMA  -  Tel 0668192104

FLYERS
Via dei Mille, 8/10 VITERBO  -  Tel 0761220814

GUSTO ECOLOGICO
Paizza Belotti 32  -  ROMA  -  Tel 0688642397

 

LIGURIA

OPANKA
Via Luccoli, 11/R GENOVA  -  Tel 0102513753

MET
Via Soliman 7,  Sestri P. GENOVA  -  Tel 010 6517070

 

LOMBARDIA

G.TURCI CALZATURE
P.le Stazione Genova 3 MILANO  -  Tel 0258101658
(solo modelli in Lorica)


PIEMONTE

CASA WIWA
Via Pianezza 4 COLLEGNO (TO)  -  Tel 0114150706

 

SICILIA

IN UN ANGOLO DI MONDO
Via Nazionale per Catania 180 CAPOMULINI ACIREALE (CT)  – Tel 095 877724

MACONDO
Via N.Morello 26 PALERMO  -  Tel 091547771

 

TRENTINO A.A.

BIO SI PUÓ
Via Falori 104 – Nogarè PERGINE VALSUGANA (TN)  -  Tel 0461552114
(vendita su catalogo, non è un negozio)

 

VENETO

L’ALBERO
C.So S. Lorenzo 1/A PESCANTINA (VR)  -  Tel 0456703395

CONTROMANO
Vicolo Scudo di Francia , 5 / b VERONA

FILO’
Salizada Pio X- S.Marco 5164 VENEZIA  -  Tel 0415227545

Da Sarah

Ricevo da Sarah e pubblico ringraziando
Ciao Gian Battista,
come si suol dire…. meglio tardi che mai…ecco le foto delle mie Altrescarpe Caracola color cuoio.
Mi trovo tuttora molto bene e vorrei essere informata sulle promozioni attuali! Per me questo acquisto è stato una vera rivelazione, oltre ad essere comodissime, le Caracola non mi fanno sudare il piede per niente! Grazie e continua così!

Tanti cordiali saluti dalla Liguria,

Sarah C.-W.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come calzano le Altrescarpe?

Una delle domande più frequenti che ricevo  è: “come calzano le Altrescarpe  Bioworld?” oppure “come posso essere sicura/o di scegliere la mia taglia?” ….

Sebbene in 15 mesi di vita del sito, si è reso necessario sostituire pochissime volte (il 2% delle paia vendute),  devo ammettere che acquistare calzature on line presenta la difficoltà oggettiva di non poterle provare e molti consumatori, rinunciano per evitare di ordinare la taglia non adatta.

A chi mi chiede aiuto io rispondo proponendo una tecnica per la determinazione della taglia che si basa sulla seguente tabella di comparazione e che, tra quelle provate, è quella che ha garantito la maggiore precisione.

Tabella di comparazione Altrescarpe Bioworld*:  fino a cm=taglia
22,40=35  23,00=36  23,70=37  24,40=38  25,10=39  25,80=40  26,40=41  27,20=42  27,80=43  28,50=44 29,10=45  29,70=46

E’ un sistema molto semplice che consiste nel rilevare con la massima precisione la lunghezza del piede tra la punta dell’alluce e il punto estremo del tallone, perciò ti invito a seguire le seguenti indicazioni con la massima attenzione.

Prima di procedere prendi nota che: la prova va fatta indossando una calza di medio spessore; fai la prova su entrambi i piedi e compara la misura del più lungo; e se, come a volte succede, hai il secondo dito più lungo dell’alluce, fai la prova avendo quello come riferimento.

foto 1

Ti serviranno dei fogli bianchi, la custodia di un cd (o un libro rigido), una matita e un righello (foto 1), ma soprattutto avrai bisogno di una persona che ti aiuta.

Ecco come devi fare:  a) segna il punto V  sul bordo del foglio bianco in corrispondenza con la metà del lato più corto (foto 1).

foto 2

b) posiziona il foglio con il punto V aderente alla base del muro;  c) appoggia il piede sul foglio; il piede deve essere perpendicolare al muro con la punta dell’alluce appoggiata (ma non premuta) al muro stesso e in corrispondenza del punto V (foto 2);

foto 3

d) chiedi all’aiutante di posizionare la custodia del cd perpendicolarmente al pavimento e appoggiata lievemente (ma non premuta) al tallone (foto 3) e poi di segnare con la matita la linea alla base della custodia dalla parte del tallone, dopo che tu avrai tolto il piede evitando di spostare la custodia stessa (foto 4).

foto 4

e) misura la distanza tra il punto V e la linea tracciata alla base del tallone (foto 5); f) confronta la misura in cm con la tabella di comparazione.

foto 5

Concludendo: segui le istruzioni alla lettera e per essere il più preciso possibile fatti aiutare,  se hai dei dubbi non esitare a contattarmi pubblicando qui un tuo commento oppure scrivendo a info@altrescarpe.it

*ATTENZIONE: la tabella di comparazione della nuova linea Ripneu sarà pronta a breve

Da consumatore a consumAttore non natalizio

L’articolo che segue l’ho trovato sul blog Scarpe e fantasia: è la seconda volta che attingo da questo sito, che ringrazio  e con il quale mi complimento per i contenuti interessanti.

Quello che è scritto in questo articolo lo condivido interamente: questo sistema economico nella disperata ricerca di profitto rinuncia alla qualità spingendo al consumismo attraverso la forte leva del marketing e del branding. Ma io dico anche che l’abbattimento dei costi significa riduzione di diritti e di potere economico della massa lavoratrice, la stessa che, paradossalmente viene spinta al consumo impulsivo.

Inoltre l’utilizzo di materiali di qualità inferiore corrisponde ad uno sfruttamento devastante delle risorse e dell’ambiente con conseguenti danni sulla salute e sicurezza delle persone.

Riguardo alla difesa dei consumatori aggiungerei tra gli strumenti anche l’autoproduzione, gli stili di vita non consumistici, gli acquisti condivisi e in relazione con i produttori stessi.

Buona lettura

Riflessione pre-natalizia

Negli anni settanta quando si acquistava un paio di scarpe, una borsa, un’abito o semplicemente un accendino ci si trovava ad avere in mano un oggetto che era in produzione da anni.

Manufatti che erano stati pensati e creati per durare decenni conservando i loro tratti distintivi di bellezza ed attitudine all’uso quasi per sempre.

Negli anni a venire il “mondo del lusso” ha spostato il suo baricentro: dall’attenzione alla durata ed alle materie prime usate verso il “brand”: introducendo ogni giorno di più un desiderio di consumo immediato, veloce ma duraturo nei confronti dei vari marchi.

Cosi facendo le grandi aziende che detengono il monopolio in questo mercato si sono trovante nella condizione di investire cifre sempre maggiori in pubblicità per alimentare  questo desiderio di possesso.

Ogni lira (prima) ed euro (dopo) speso in comunicazione veniva tolto dal prodotto con la conseguenza finale che oggi i manufatti hanno perso  il valore delle  origini: del ben fatto e  duraturo.

In questo momento storico di crisi si nota che qualcuno sta ripensando le strategie di comunicazione: infatti si vedono nelle pubblicità  operai con camici lindi che lavorano in palazzi rinascimentali, artigiani modelli che cuciono sui tavoli da sala operatoria.

Si cerca di comunicare un ritorno al passato: nei periodi di recessione si cerca spesso di rannichiarsi nel passato per trovare un poco di sicurezza.

La caducità dei prodotti oggi serve solo a soddisfare la fame di azionisti che nei board chiedono più profitti non maggiore qualità.

L’unica difesa del consumatore oggi è nell’esperienza e nell’informazione: cercare in maniera autonoma di capire quali leve fanno muovere il mercato senza lasciarsi suggestionare da  sirene alienanti.

Un piccolo ritorno al passato, forse un grande progresso, che ognuno di noi può fare da solo negli acquisti di tutti i giorni spostando l’attenzione dal contenitore al contenuto.

Passare da consumatore a consumAttore !”

I tacchi di Altrescarpe

“Ma non sarebbe possibile avere un pò di tacco? Bastano 3/4 cm….” Questa è una delle domande che mi sento rivolgere più spesso a proposito di Altrescarpe, che il tacco non ce l’hanno.

Malgrado la grande diffusione e l’apprezzamento di moltissime persone, la mancanza di tacchi viene considerata, nel sentire comune, una caratteristica tipica di calzature “ortopediche” e simbolo di modi di vivere “alternativi” e dall’estetica semplice.

In effetti la calzatura a “tallone zero” è molto gradita tra le persone che impostano il loro stile di vita verso ciò che è naturale.
“Se siamo nati a piedi scalzi cioè col tallone allo stesso livello delle dita perchè dovremmo mettere dei tacchi?” viene spontaneo dire.

Va comunque detto, che ci sono persone che proprio non ce la fanno: stile naturale o no, senza tacco hanno problemi di postura, male alle gambe e alla schiena.

Ma questo non potrebbe essere una conseguenza? un lento e graduale adeguamento che diventa sempre più definitivo col passare delle generazioni?

Del resto il piede è una macchina complessa fatta di ossa, tendini e muscoli e, tenendolo nella scarpa, si atrofizzano flessibilità e capacità di adattamento arrivando a modificare la sua meccanica e postura, e, con esso, la distribuzione del peso del corpo e il modo di camminare.

La produzione di calzature a “tallone zero”, ha reso famosi alcuni grandi marchi internazionali che in realtà non hanno inventato nulla: basta farsi un giro in un qualsiasi museo etnografico in cui sono esposte calzature dei tempi passati, come quello in cui cui ho scattato la precedente foto col telefonino.

E noi di Altrescarpe, che grandi marchi non siamo e siamo conosciuti da una nicchia molto ristretta, proponiamo lo stesso concetto di calzatura, ma con un attenzione particolare ai materiali e alla forma del plantare con sostegno per l’arco e per le dita, accoglienza del tallone e bordino di contenimento e protezione del piede (leggi questo articolo).
E’ un pò come camminare scalzi, ma con qualche comfort in più.

Personalmente indosso Altrescarpe da parecchi anni e ci sto benissimo e il mio piede, in condizioni mi maggiore libertà e rilassatezza mi ringrazia….

Ma questo è il mio parere e non vale molto perchè non si chiede mai all’oste….

Scarpe artigianali, Jean Giono

Sul sito www.scarpe-artigianali.com ho trovato un bellissimo racconto di Jean Giono che pubblico di seguito per condividerlo con voi che seguite il blog di Altrescarpe.

Questo sito ha un blog che si chiama “scarpe e fantasia” dedicato a scarpe artigianali fatte a mano con un occhio di riguardo per la scarpa su misura. Artigianalità che spesso diventa parente stretta del lusso, come si può vedere in alcuni post che presentano marchi e aziende di quel target. Post che si alternano con articoli molto interessanti su lavorazioni delle scarpe, materiali, salute del piede e cultura artigiana in genere, cosa della quale mi complimento con loro.

E li ringrazio e anche per avermi fatto conoscere questo brano di Jean Giono.

Jean Giono è il figlio di un calzolaio ed è famoso come scrittore e pacifista.

Non credo fosse proprio così facile  essere un uomo libero che vive della propria abilità manuale a quei tempi – prima parte del secolo scorso – o forse il padre di Jean era particolarmente abile o fortunato.

Ma di certo le parole di questo brano esprimono bene quale negazione di libertà è la condizione del lavoro nei tempi attuali, ognuno costretto a ripetere ogni giorno la stessa operazione per ore e ore; ad essere l’ingranaggio di un meccanismo enorme che cambia pezzi quando si guastano o se ne trova uno più efficiente.

 

<<Mio padre era un artigiano calzolaio. Sapeva fare un paio di scarpe partendo dal rotolo di cuoio fino ad arrivare alle stringhe. [...]

Preparava da solo tutti i pezzi della scarpa e utilizzava tutti i materiali adatti a fabbricarla: cuoio, filo, pece, setole, cera, chiodi; si serviva di tutti gli attrezzi nella loro diversità.

Era l’assoluto padrone della sua vita, come un uomo degno di questo nome deve essere. Eppure vedete che mestiere umile!

Quando la città dove lavorava non gli piaceva più, se ne andava. Quando il paese dove arrivava gli piaceva, ci restava.

Voleva leggere: comperava libri. Voleva ascolate musica, la ascoltava.[...]

Se voleva mandare al diavolo il suo padrone… lo mandava al diavolo; e per farlo non aveva bisogno nè del sindacato, nè di riunirsi con diecimila operai; glielo diceva in faccia, da uomo a uomo.

Cosa doveva temere? Aveva un mestiere; era capace e sicuro di mangiare e vivere ovunque.

Dal punto di vista della cultura generale, era mille volte più colto di tutte le case della cultura.

Non lo vidi mai umiliarsi davanti a nessuno. Per tutta la vita fece quel che volle, finché arrivo la guerra.

L’artigiano calzolaio ora è diventato un operaio calzolaio. Lavora da Bata.

Sa cucire un rinforzo. Mio padre ci metteva due ore per cucire un rinforzo. L’operaio di Bata ci mette appena mezz’ora. E’ più abile di mio padre, ma sa fare soltanto questo.

Non sa fabbricare una scarpa intera. [...] Sfortunatamente per lui, nessuno al mondo ha bisogno di un rinforzo; si ha bisogno di scarpe finite.

L’operaio non può lasciare la sua sedia da Bata. Se se ne andasse, non potrebbe vivere. Non ha più un mestiere che gli dia da vivere ovunque.

E’ costretto a rimanere lì. E’ prigioniero e la sua famiglia è prigioniera. [...]

[L'artigiano] ha perduto la libertà. Il denaro lo ha assoggettato. Gli sono rimaste due cose da fare: diventare di Bata il gran padrone, e lo chiamerà successo, oppure diventare l’operaio di Bata, e lo chiamerà fallimento.

Dall’uno e dall’altro lato, avrà perduto le sue autentiche ragioni di vita.>>